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LE DOMANDE DEI GIOVANI RIVOLTE A MONS. CHIARETTI DURANTE LE VISITE PASTORALI

«VESCOVO, PERCHÈ
ESISTE IL MALE?»

Sono più di mille le lettere e i disegni consegnati da bambini e ragazzi all’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Giuseppe Chiaretti, nel corso delle visite pastorali nelle scuole e nelle parrocchie della diocesi. Un materiale che è stato oggetto di studio accademico perché rappresenta un interessante “spaccato” dei dubbi, delle aspettative e delle paure dei giovani, e consente di capire quali interrogativi si trattengono nella loro mente, in una società ricchissima di stimoli ma sempre più povera di figure di riferimento credibili e salde.
I risultati dell’analisi di questo materiale sono stati presentati lo scorso 23 giugno a Città della Pieve in un incontro promosso dalla Fondazione “Carlo Caetani della Fargna” e dal Centro per lo studio e la prevenzione del disagio nell’infanzia, a cui ha preso parte anche mons. Giuseppe Chiaretti e Floriana Falcinelli, pedagogista dell’Università di Perugia e direttrice del Centro.
«Sorprende l’intensità delle domande formulate dai ragazzi – spiega Chiara Laici, ricercatrice universitaria e autrice dello studio sui testi – domande di carattere morale prima ancora che religioso, domande sul perché esiste la sofferenza, ma anche desiderio di pace, di concordia tra le persone: spesso i ragazzi esprimono il desiderio che i propri genitori tornino a stare insieme». Parole scritte con una grafia semplice che mettono a nudo le lacerazioni della nostra società.
«I bambini delle elementari vedono il vescovo come un papà con la lettera maiuscola, che racconta storie della sua infanzia e gioca con loro – spiega ancora la Laici –. I ragazzi delle medie e delle superiori affrontano argomenti di attualità, si interrogano sul dramma dei bambini di Beslan, sui rapporti tra religioni diverse, sui motivi delle guerre, ma rivolgono anche domande personali al vescovo (come ha sentito la chiamata del Signore? Perchè soffriamo? Cosa fa la Chiesa per guidarci e allontanarci dall'egoismo? Perchè il Signore ci ha lasciati liberi?) e infine, l’aspetto forse più interessante, si confidano con il vescovo raccontando vicende personali e intime, vedono in lui una persona che sa accogliere i dubbi sulla fede, sul significato della vita e sulle scelte anche sbagliate che si compiono nell'adolescenza».
Proprio riguardo al bisogno dei ragazzi di comunicare i propri dubbi, di riconoscersi in figure di riferimento che oggi sembrano sempre più evanescenti, Floriana Falcinelli ha invitato a riflettere su come i ragazzi di oggi si trovino a vivere «in una società “senza padri”, senza figure di riferimento, in un contesto ricchissimo di stimoli, dove è difficile trovare dei modelli che siano contenitori delle ansie. Ci sono poi i mass-media, che spesso amplificano le paure tipiche dell’adolescenza. Pericoloso nei media è la riproposizione di un mondo violento che genera nei ragazzi non tanto emulazione di comportamenti negativi, quanto piuttosto la convinzione che il mondo è brutto, corrotto, dominato dalla prevaricazione». In sostanza, conclude la Falcinelli, i nostri ragazzi «esprimo un bisogno di vicinanza rispetto ai loro affetti e alle loro paure: una vicinanza di cui molti genitori non sono più capaci. C’è inoltre un impoverimento in termini banalizzanti delle conversazioni in famiglia, riguardo alla dimensione etica. Occorre invece tornare a riproporre le domande di senso: con la loro spontaneità, i ragazzi ci invitano a ritornare a quelle domande di senso che noi adulti abbiamo rimosso».
(Com. stampa a cura di Giulio Lizzi)


 

 


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