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LA PRESENZA E IL RUOLO
DEI GENITORI NELLA
SCUOLA DELL'AUTONOMIA

Autonomia e spazi di pertinenza dei genitori
di Rossano Caldari

Autonomia e collaborazione tra docenti e genitori
di Antonella Ubaldi

Autonomia nella scuola media superiore
di Massimo Bertuccioli

Un patto pedagogico
tra scuola e famiglia

di Floriana Falcinelli


 

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UN PATTO PEDAGOGICO
TRA SCUOLA E FAMIGLIA

FLORIANA FALCINELLI

Docente di Didattica Generale e di Tecnologie dell'Istruzione
e dell'Apprendimento, Università degli Studi di Perugia
DOCUMENTI

da un progetto dell'Associazione Genitori di Perugia


La scuola si trova oggi di fronte a cambiamenti profondi che intendono modificare radicalmente la identità di tale istituzione educativa e ridefinire il ruolo che in essa devono svolgere dirigenti, insegnanti allievi e genitori. La legge sull'autonomia, ricordiamo autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, cambia profondamente l'immagine della scuola ma perché tale innovazione sia efficace, si traduca cioè in un reale cambiamento qualitativo della struttura, essa deve vedere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti alla realizzazione di progetti educativi mirati che si pongano l'obiettivo di offrire all'alunno un'esperienza culturale di alto spessore e di profondo significato per la sua maturazione personale e per un suo orientamento consapevole nel mondo.

I genitori dunque sono chiamati ad assumere impegni e responsabilità educative e a collaborare con gli insegnanti nella logica di una continuità formativa che , nel riconoscimento degli specifici ruoli, definisce le linee di un vero e proprio patto pedagogico tra scuola e famiglia. Giova ripetere che i genitori non debbono interferire con le scelte didattiche che la scuola, in particolare gli insegnanti intendono adottare, piuttosto debbono collaborare perché questa esperienza di alfabetizzazione culturale che i ragazzi vivono a scuola diventi non solo un arricchimento di conoscenze ma momento di riflessione sul mondo, di crescita relazionale e affettiva, di maturazione di un'identità personale, si traduca cioè in una significativa esperienza formativa. Questo richiede però che i genitori assumano in modo sempre più consapevole il loro ruolo educativo e sappiano offrire risposte efficaci ai bisogni dei ragazzi di oggi.


1) Le risposte educative dei genitori ai bisogni dei ragazzi oggi

Educare non significa modellare un soggetto secondo un'immagine ideale definita a priori, ma piuttosto progettare intenzionalmente le condizioni che consentono a ciascuno di sviluppare al massimo le proprie potenzialità e di realizzarsi come persona libera, creativa, autonoma che sa orientarsi nel mondo ed elaborare un progetto di vita, che sa promuovere nella relazione positiva con l'ambiente in cui vive. Il soggetto è dunque un sistema complesso aperto all'esterno e inserito in una trama di relazioni da cui è condizionato. II concetto di sistema implica l'idea di un insieme d'elementi che sono tra loro in relazione tale che un cambiamento che avviene in uno di loro va ad incidere su tutti gli altri e sulla stessa struttura (legge dell'organizzazione ricorsiva).

Dire dunque che l'uomo è sistema significa sottolineare che è una totalità, un'unità inscindibile in cui tutti gli aspetti che lo contraddistinguono (corporei, percettivo cognitivi, emozionali affettivi, socio relazionali) sono in stretta integrazione tra loro. E l'uomo è un sistema aperto, in costante interazione con l'ambiente in cui vive che è costituito da oggetti, persone, credenze, sistemi di significato, aspettative, sentimenti con cui costantemente si confronta e che assume in modo personale attraverso un'organizzazione e rielaborazione interna. Infatti,, non va dimenticato che ciascuno risponde agli stimoli dell'ambiente in modo originale e unico, in relazione al proprio sistema di conoscenze e di valori costruito grazie alle esperienze precedenti.

Per essere efficace occorre dunque prima di tutto che l'intervento educativo sia individualizzato, cioè elaborato in relazione alle specificità del soggetto. Non esistono ricette preconfezionate; occorre assumere un atteggiamento osservativo costante che si ponga nella logica della comprensione dell'altro e della condivisione empatica per adattare costantemente la propria azione ai bisogni del soggetto e alla sua evoluzione. Occorre poi comprendere il mondo in cui viviamo; alle soglie del duemila, in quella che siamo ormai abituati a definire società complessa, si registrano queste tendenze:
  • pluralizzazione dei sistemi di significato e confusione di valori;
    ridondanza e frammentazione delle informazioni;
  • presentismo come dimensione del vivere (esiste solo il qui e l'ora);
  • consumismo come modello di comportamento e d'uso del tempo libero;
  • perdita di valore delle tradizionali agenzie di socializzazione (in primo luogo la famiglia e la scuola

Tutto ciò produce:

  • disorientamento e confusione;
  • egocentrismo;
  • edonismo;
  • fuga nel virtuale;
  • desiderio di non crescere

Questa situazione, che è caratteristica dell'uomo moderno, è vissuta con più sofferenza nei ragazzi che debbono lentamente e faticosamente costruirsi un'identità affettiva e sociale. Da tutto ciò emerge con forza l'importanza oggi della funzione educativa dell'adulto genitore che rassicura, condivide, ama, ma anche responsabilizza ed emancipa. (Meltzer parla del bisogno inconscio del giovane di attaccarsi alla figura del genitore, anche se coscientemente l'oggetto familiare è sottovalutato) Dice bon Ciotti nel suo libro: Chi ho paura delle mele marce? Giovani, droga, emarginazione, Edizioni Gruppo Abele, SEI, Torino: "I figli hanno bisogno di una cosa soprattutto: di genitori che vivano accanto a loro e comunichino con la vita, con la maniera di pensare, le cose importanti per crescere , per vivere gustando la vita " Egli deve saper offrire al figlio gli strumenti cognitivi , ma anche emozionali affettivi, per scegliere , ordinare le esperienze, attribuire loro senso, acquisire i criteri di giudizio per interpretare la realtà e orientare i comportamenti.

Molteplici sono i ruoli che un genitore può assolvere nei confronti del figlio, senza farsi prendere dall'ansia di perfezione ma nella consapevolezza che molti sono gli sbagli che si compiono ma che proprio accettandoli e riflettendo su di loro si può costantemente migliorare:

  • lo ricarica affettivamente, gli dà sicurezza e conforto quando l'esperienza della vita ha prodotto emozioni troppo forti che non riesce a sopportare;
  • lo aiuta a superare le difficoltà, a tollerare i conflitti e a rielaborare in senso positivo le frustrazioni, richiamandolo al senso di responsabilità e all'impegno;
  • lo orienta ai valori morali;
  • lo rassicura e lo aiuta a comprendere il processo della propria maturazione sessuale e a vivere il proprio corpo nella serenità e nel rispetto (educazione sessuale);
  • accoglie le sue spinte d'autonomia e favorisce la sua apertura verso il gruppo dei coetanei cercando di far cogliere il significato profondo dell'amicizia;
  • collabora attivamente all'esperienza scolastica per favorire la sua consapevolezza culturale;
  • lo aiuta a rielaborare i contenuti religiosi appresi;
  • lo aiuta a capire la società in cui vive, stimolando il senso critico e la partecipazione al cambiamento.

Al di là delle cose che un genitore può fare, non dobbiamo mai dimenticare che il suo rapporto con il figlio è basato sull'amore, un amore pensoso, come diceva Pestalozzi, visto non come egoistica espressione di possesso e di dominio ma come amore educativo , promozione e difesa della libertà personale, che protegge ma aiuta a separarsi, che è insieme progetto razionale e condivisione di affetti, donazione verso l'altro e strumento della sua realizzazione come persona autonoma e creativa. L'educazione si realizza nella relazione che sottintende la comunicazione, cioè lo scambio reciproco di messaggi , ma anche la condivisione di significati, di emozioni, di sentimenti. La comunicazione è infatti un processo complesso con delle regole precise che sono state studiate da molti psicologi, sociologie semiologi.

Sinteticamente esse possono essere così riassunte:

  • Non si può non comunicare. Noi comunichiamo non solo attraverso la lingua (codice verbale) ma anche attraverso gesti, atteggiamenti e movimenti del corpo oppure attraverso altri sistemi di segni iconici o musicali ad esempio (codice non verbale). Nello stesso momento in cui noi entriamo in rapporto con una persona , noi comunichiamo.
  • In ogni evento comunicativo esiste un messaggio di relazione ed uno di contenuto. Non sempre ciò che diciamo a parole corrisponde a ciò che sentiamo veramente e che comunichiamo per esempio con un gesto.
  • Ogni messaggio è legato alla personalità, ai pensieri, ai sentimenti di chi lo emette, dunque va interpretato non in base a stereotipi ma in relazione all'originalità della persona.
  • Ogni messaggio va interpretato in riferimento al contesto (situazione o ambiente) in cui si è espresso.

La comunicazione avviene sempre nella circolarità dei rapporti: chi emette un messaggio deve attendere la risposta del ricevente per emettere il messaggio successivo. Perciò nella reale comunicazione, che si costruisce in un clima di dialogo e di accettazione reciproca, ambedue le persone coinvolte subiscono un cambiamento. In particolare tra genitore e figlio deve instaurarsi una relazione comunicativa fondata sul dialogo e sulla conferma: una persona conferma l'altra quando comunica, verbalmente e non, il suo interesse per lei, la disponibilità ad accettarla per quello che è, la stima e l'aspettativa positiva che ha verso di lei, oltre naturalmente all'affetto che nutre nei suoi confronti.

La relazione che si stabilisce tra genitori e figli è però asimmetrica: i genitori sono cioè per il loro ruolo, la loro età, la loro esperienza nella necessaria condizione di esercitare autorità nei confronti dei figli. Ma autorità in termini educativi non significa gratuito esercizio di potere ma autentico servizio alla libertà dell'altro, come dice Laberthonnière. Bisogna infatti sottolineare che libertà significa acquisire la capacità di elaborare un progetto di vita in base a scelte consapevoli e orientamenti di valore e di volontariamente adeguare a loro il proprio comportamento. La libertà è dunque una conquista che un giovane adolescente deve compiere attraverso un rapporto con un genitore autorevole che si pone come guida, modello, testimone, strumento della sua crescita personale.

L'autorità educatrice è un'autorità fondata sul rispetto e sul volere il bene dell'altro. Non dobbiamo quindi avere il timore di negare certi comportamenti non corretti dei nostri figli, dobbiamo imparare a tollerare il conflitto e il disagio che questo produce in noi. L'importante è che tali negazioni si collochino all'interno di una relazione comunicativa ricca di affetto e di partecipazione: facciamo capire ai nostri figli , quando sbagliano, perché sbagliano e soprattutto facciamo sentire loro che siamo sempre pronti ad aiutarli a trovare il comportamento giusto.


2) GENITORI E SCUOLA

Il rapporto dei genitori con la scuola è un fenomeno molto complesso che oggi, a vent'anni di distanza dalla emanazione dei decreti delegati , mostra vistosi segnali di crisi. La presenza negli organi collegiali, così come attualmente prevista, non risulta essere uno strumento efficace a favorire la partecipazione dei genitori alla vita scolastica sia per carenza di informazioni  di cui in parte sono responsabili i genitori rappresentanti), sia per l'eccessiva burocratizzazione di tali organi, sia perché di fatto la scuola si presenta ancora come struttura autoreferenziale, fortemente centrata sulla trasmissione di informazioni più che sulla dimensione formativa , in cui più direttamente potrebbero essere coinvolti i genitori.

Bisogna dunque trovare nuove forme, nuove modalità per realizzare quella continuità scuola-famiglia che è fondamentale per l'efficacia di qualunque progetto formativo si intenda perseguire. La famiglia è il principale ambito di sviluppo e di socializzazione dei ragazzi: è lo spazio interpersonale privilegiato dove si percepiscono, si sperimentano valori, si prende consapevolezza dei significato della vita, della fiducia nel futuro. Certo la famiglia a cui pensiamo sa essere emancipatrice, sa favorire nel figlio l'autonomia, sa essere responsabilizzante, sa proporre la libertà come luogo di solidarietà, di testimonianza dell'amore nel senso della gratuità e della reciprocità, sa essere luogo di iniziazione al senso critico.

Anche l'esperienza scolastica deve essere per il ragazzo opportunità di ricerca di significato della propria vita e di quella degli altri, essere luogo di alfabetizzazione culturale in cui acquisire gli strumenti simbolici per elaborare la propria esperienza ed orientarsi nel mondo. Tra le due realtà deve quindi prodursi una feconda intersezione che consenta ai ragazzo di fare un'esperienza educativa non frammentaria o peggio incoerente.

Occorre però riconoscere alla famiglia la sua qualità di soggetto attivo, favorendo l'accesso dei genitori a momenti informativi e formativi e la compartecipazione al progetto educativo della scuola. Non debbono più essere visti come semplici destinatari di iniziative pensate dalla scuola; chiediamo loro piuttosto di organizzare, progettare attivamente percorsi e attività formative, affidiamo loro precisi compiti. Lo strumento del contratto formativo può aprire orizzonti nuovi, se inteso come percorso strettamente connesso al POF ( Piano dell'offerta formativa) e alla programmazione educativa e didattica, che ha come caratteristica principale la coerenza, l'organicità di un itinerario trasparente.

Il Piano dell'offerta formativa è il documento che presenta in modo organico tutte le attività educative e didattiche che la scuola intende proporre all'interno delle quali genitori de allievi dovranno scegliere per integrare il percorso curriculare e acquisire crediti formativi. Viene dunque stabilito un contratto tra la scuola, genitori ed allievi, il che implica tre momenti importanti: la conoscenza chiara delle attività e degli obiettivi che si intende raggiungere, la consapevolezza dello specifico compito che si è chiamati ad assolvere ( cosa deve fare l'insegnante, cosa deve fare l'allievo, cosa devono fare i genitori), la decisione e assunzione di precise responsabilità di cui si è chiamati a rispondere.

Il contratto può divenire così lo strumento fondamentale della comunicazione scuola-famiglia vista nella circolarità di rapporti, che rende ambedue corresponsabili del progetto educativo e le coinvolge in un'alleanza pedagogica e in un impegno comune per una nuova politica formativa. In modo particolare i vari progetti, trasversali alle discipline ( Progetto giovani, progetti di educazione alla lettura, alla legalità, alla salute, all'ambiente ecc...) , che toccano aspetti educativi importanti per la maturazione dei ragazzi, se adeguatamente conosciuti dai genitori, possono diventare per loro l'occasione per ripensare la propria dimensione formativa e costruire con gli insegnanti e con i propri figli spazi di comunione più autentici.
 

   
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