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AREA STAMPA


F O N D A Z I O N E
CARLO CAETANI DELLA FARGNA


Ufficio stampa


Giulio Lizzi
Tel. 339/8293562
e-mail
: fondazione.fargna@diocesi.perugia.it


COMUNICATO STAMPA DEL 10/04/2005
 
DUE GIORNI DI STUDIO A CITTÀ DELLA PIEVE PER
ANALIZZARE I NUOVI LINGUAGGI DELLA FEDE ANCHE
ALLA LUCE DELLE RIFLESSIONI DI GIOVANNI PAOLO II
SUL VALORE DEI MEDIA NELLA SOCIETÀ

NUOVI LINGUAGGI PER DIFFONDERE
IL MESSAGGIO CRISTIANO TRA I GIOVANI
ATTRAVERSO I NUOVI MEDIA


«La chiesa ha bisogno di nuovi linguaggi per comunicare il Vangelo, per spiegare ai giovani l’importanza del messaggio cristiano, anche in vista di una riscoperta del valore della persona umana, pilastro imprescindibile per la costruzione di un mondo più giusto. Oggi al contrario la catechesi appare spesso inadeguata, in ritardo sui linguaggi e sui metodi, preoccupata più di conservare l’esistente che di spingersi in avanti cercando nuovi modi per parlare al mondo. Oggi la "mediazione culturale" sembra frenata e il messaggio evangelico fa fatica a varcare le porte delle sacrestie».

Ne è convinto don Roberto Giannatelli, professore di Media education presso la Pontificia Università salesiana, che lo scorso fine settimana a Città della Pieve ha condotto una due-giorni di studio sui nuovi linguaggi per la catechesi. Il seminario, promosso dalla Fondazione “Carlo Caetani della Fargna”, i cui materiali di studio sono reperibili su internet all’indirizzo www.fondazione.fargna.it, ha vista affiancare lezioni a esperienze pratiche con laboratori di fotografia, fumetto e produzione video rivolti ai catechisti e gli animatori familiari della VII zona pastorale.

«Occorre un processo di alfabetizzazione – ha spiegato il salesiano –, occorre formare i catechisti e i seminaristi a entrare nella cultura contemporanea, a capirla. La priorità è quella di mettersi in relazione con gli uomini e le donne di oggi, di cercarli e vivere accanto a loro nei luoghi quotidiani di vita, nelle difficoltà che incontrano, nella ricerca di senso. Il problema non dovrebbe essere quello di conservare, di difendere, ma di preoccuparsi della fedeltà all’uomo per essere veramente fedeli a Cristo e al suo Vangelo. Trent’anni fa il modello era quello di una Chiesa che mutava in modo radicale spingendo al cambiamento anche il mondo circostante che era, invece, piuttosto fermo. Era una Chiesa adulta che parlava ad adulti e che rimetteva al centro la persona. Bisogna che il messaggio arrivi, che le persone si incontrino. Per questo occorre fare la fatica di imparare la lingua degli altri, di vivere nel mondo, di riscoprire il coraggio di osare di fronte alle sfide che ci interpellano. La strategia non è fare libri, ma formare le persone e le comunità».
 G.L./

 

 


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