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Atti dei convegni

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 QUALE  SITUAZIONE?
 QUALE PREVENZIONE?

Presentazione
di Maria Porticelli

Piero Cenci
Procuratore, Tribunale
per i Minori di Perugia

Francesca Barone
Docente di Bioetica

Don Antonio De Paolis
Sacerdote


 

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 ALCUNE RISPOSTE

Presentazione
di Maria Porticelli

Mons. Carlo Rocchetta
Fondatore Centro
"Casa della Tenerezza"

Lia Trancanelli
Madre affidataria


 

« INDIETRO
INFANZIA A RISCHIO IN FAMIGLIE SMARRITE:
QUALE SITUAZIONE? QUALE PREVENZIONE?

DON ANTONIO DE PAOLIS
Sacerdote

IL LEGAME-RELAZIONE GENITORIALE: RIFLESSIONI ANTROPOLOGICHE PER NON SMARRIRE L'IMPEGNO NELLA CURA DEL FIGLIO-FANCIULLO SOGGETTO DI GIUSTIZIA

L’intervento di Don Antonio de Paolis, sacerdote formato all’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, presso la Pontificia Università del Laterano: si è sviluppato tenendo conto, principalmente, del significato pastorale attribuito all’incontro, secondo una duplice prospettiva, contenutistica e metodologica, etica e psicologica, rispettivamente propria dell'Antropologia adeguata al disegno di Dio su persona, matrimonio e famiglia, alla luce del Magistero di Giovanni Paolo II, e della prospettiva simbolico- relazionale, frutto dei più recenti e accreditati studi di psicologia, che hanno come punto di riferimento il lavoro interdisciplinare del Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano.

La riflessione, finalizzata a offrire all’attenzione quei valori che fondano e generano l'essenza dei fattori ontologici e ontici che danno vita alle qualità originali di ogni realtà familiare, e ad abbozzare riflessioni che provochino ad assumere un cammino ulteriore di responsabilità verso il soggetto più debole e vulnerabile qual è il fanciullo, sviluppa alcune sostanziali questioni che riguardano gli aspetti antropologici, teologici e filosofici, che entrano della relazione drammatica genitore/figlio:
1. il valore ontologico della persona;
2. la famiglia come luogo generativo della persona “figlio”;
3. la persona del figlio soggetto di giustizia;
4. i figli del divorzio: bambini orfani di genitori vivi;
5. le radici della crisi nella famiglia, fonte della sofferenza innocente dei bambini;
6. l’appello alla coscienza smarrita e il richiamo alle Virtù.


1. IL VALORE ONTOLOGICO DELLA PERSONA

Questione nodale al centro di tutto è la persona, nella fattispecie la persona-fanciullo. Nella cultura odierna si registra un vuoto circa il valore della persona, questione che sta molto a cuore al Pontefice, che ha fondato l’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, presso l’Università del Laterano, proprio per riporre al centro di tutto la persona, e vincere l’atteggiamento dominante per cui, oggi, tutto è ritenuto discutibile, e la stessa legge naturale è diventata opinabile. Oggi tutto è diventato ovvio: non si parla di ciò che, ontologicamente, la persona “è”. Le nuove etiche ideologiche fanno passare messaggi occulti che rimettono in discussione cos’è la persona.

Il valore della persona, la cui identità si costituisce nella famiglia, si fonda sui quattro pilastri dell’Amore, della Verità, della Giustizia e della Libertà. Sono, questi, gli elementi fondativi contro cui le ideologie combattono: con la pretesa di proporre una emancipazione, in realtà distruggono la persona stessa, quando pretendono di scindere la giustizia dall’amore, o la libertà dalla verità. Così, per esempio, se si pone solamente il rapporto persona-diritto, ci si colloca in una prospettiva di rivendicazioni che non tengono conto della virtù della giustizia (trascurata o non conosciuta). Ci si appella al diritto per il vantaggio dei propri interessi.


2. FAMIGLIA COME LUOGO GENERATIVO DELLA PERSONA FIGLIO

Appare evidente che non si dà la persona se non in un legame-relazione genitoriale. La luce dell'intelletto, la ragione, ancor prima della coscienza cristiana, è in grado di conoscere e ri-conoscere la famiglia come unica realtà capace di fondare adeguatamente la dignità e l'identità della persona umana, nella sua singolarità. È dimostrato dalla ricerca e dall'esperienza psicologica che il singolo essere umano, la persona umana, solo nella famiglia ha il suo alveo naturale in cui acquista la sua identità e prende forma la sua personalità.

La famiglia è il luogo nativo, originale, dove l'identità della persona si costituisce attraverso l'agire che si esprime mediante legami ontologici e ontici generativi, all'interno delle relazioni qualitative di scambio che danno vita a tensioni drammatiche, in cui è continuamente implicata la libertà delle singole persone che la compongono. La generatività è la categoria ontologica, psicologica ed etica, in cui i legami trovano il loro fondamento e gli orientamenti di sviluppo; è la categoria specifica dell’umano attraverso cui si attua la discontinuità tra il determinismo biologico-istintuale e la capacità tutta umana e personale di scegliere, di non farsi imprigionare in codici comportamentali deterministici a livello di specie.

Elementi essenziali della relazione etica tra genitore e figlio - ossia del sé con-e-per l'altro - sono la Libertà, l'Amore e la Verità sul bene, che consentono l'agire libero dei singoli a fare di se stessi un dono. E' in tale alveo etico che l'Io e il Tu dei coniugi, assume una connotazione nuova, come identità originale unica e irrepetibile, di un Noi autenticamente generante. Se le famiglie, i coniugi, i genitori sono aiutati a capire che il figlio è persona, chiamata all’essere, allora si possono superare e correggere tutte quelle deformazioni etiche che alterano le relazioni familiari e procurano vere e proprie ferite, origine della sofferenza innocente del figlio.


3. LA PERSONA DEL FIGLIO SOGGETTO DI GIUSTIZIA

Il bambino è stato a lungo considerato non-persona perché “infante”, colui che non parla e, quindi, non è importante. Solo di recente è diventato soggetto di diritti, ma si può affermare che è anche soggetto di giustizia? La persona-fanciullo è stata riconosciuta soggetto di diritto e perciò di giustizia solo con le Dichiarazioni e Convenzioni a difesa del fanciullo formulate nella seconda metà del secolo XX; a tale proposito si possono ricordare: la Dichiarazione dei diritti dell’uomo (ONU, 10 dicembre 1948), la Dichiarazione dei diritti del fanciullo (ONU. Novembre 1959);(la distanza cronologica di 11 anni nell'approvare queste due Dichiarazioni è sintomatica a proposito di quanto stiamo dicendo) la Dichiarazione sull'affidamento e l'adozione del fanciullo (ONU, novembre 1986); la Convenzione sui diritti del fanciullo (ONU, 20 novembre 1989) Tale Convenzione, sottoscritta immediatamente da 61 Paesi, è entrata in vigore il 2 settembre 1990, dopo la ratifica di 20 Stati.

La situazione italiana è regolata dalla Legge Turco-Napolitano, del 28 agosto 1997, n. 285, “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”. Anche se è aumentata l'attenzione al bambino come soggetto personale, tuttavia i fatti dimostrano come siamo ancora lontani dal riconoscere il concepito, il neonato, l’infante portatore di diritti, sempre e comunque inviolabili già dal concepimento, comunque questo avvenga. Tutte queste "categorie" di in-fante non hanno avuto il medesimo il medesimo riconoscimento giuridico. L'etica cristiana afferma che i diritti inviolabili del bambino debbano essere riconosciuti, in quanto persona, non solo nella concretezza del suo essere in atto, ma anche in quanto essere in potenza, ossia ancora legato nell'alveo ontologico del possibile.

Emblematiche della riduzione del bambino a oggetto, a non-persona, sono le due posizioni, opposte, di chi il bambino non lo ha voluto, oppure di chi lo ha voluto a tutti i costi. Entrambe egualmente deformazioni etiche che condizionano la famiglia e tramutano la generatività in degeneratività. Il chiamare alla vita vede l’intervento misterioso di Dio, e quindi dire “voglio” oppure “non voglio” un figlio significa non aver chiaro il significato della procreazione e della relazione “generativa”. Qui tutta l’attenzione è concentrata sul Noi individualistico dei coniugi, per cui nel rapporto genitoriale triadico viene a mancare proprio la consapevolezza che il terzo- il figlio- è persona, e che il noi dei coniugi riguarda anche il Noi di Dio: i coniugi pro-creano: la generazione di un figlio non è mera riproduzione, ma è cooperazione alla creazione. La procreazione non termina con il parto, che segna l’inizio di relazioni familiari generative che si esplicano nell’impegno di ogni genitore di prendersi cura della crescita affettiva ed etica del figlio.


4. I FIGLI DEL DIVORZIO: BAMBINI ORFANI DI GENITORI VIVI

Il divorzio è l’estrema conseguenza, dove più radicalmente decade la generatività, che si manifesta con differenti forme di relazioni e di conflitti tra i coniugi, il cui spessore psicologico ed etico è assolutamente differente dal punto di vista dell’esito, ma di cui il livello ontologico indica la crucialità e la gravità. Si entra nella logica del diritto, della legge, nella logica mercantile della regolazione dei conti e dei beni e perciò delle rivendicazioni; si passa dall’amore-dono alla “difesa dal nemico”, in cui i figli e il patrimonio diventano strumenti di ricatto tra belligeranti.

Le conseguenze psicologiche nei figli coinvolti nella discordia e nel conflitto coniugale - qualunque sia l’età cronologica, il sesso, la condizione economica e sociale - sono riassumibili in una semplice espressione: i figli che si trovano a subire il divorzio «sono assai poco familiari con ciò che è loro proprio, sia esso pensiero, sentimenti, o ideali»: sono derubati di ciò che è loro proprio come persona in crescita, sul piano affettivo ed etico.

Sul piano delle relazioni sono immersi nella confusione e nel senso di disorientamento conseguenti alla necessità di dovere ridefinire la propria identità mentre questa è ancora in fase di sviluppo e necessita della cura responsabile e rassicurante che solo la funzione materna e la funzione paterna congiunte possono assicurare. Quando il matrimonio fallisce, trascina con sé il bambino, che impara a re-agire e non più ad agire in libertà, giustizia, verità e amore; non più in relazione, entra nella re-azione, entra in una gravissima sofferenza innocente: si sente orfano di genitori vivi.


5. LE RADICI DELLA CRISI NELLA FAMIGLIA, FONTE DELLA SOFFERENZA INNOCENTE DEI BAMBINI

C‘è una domanda ineludibile che ci dobbiamo porre: oggi, che tipo di coscienza ha la Comunità civile e politica della famiglia e del fanciullo?
Dai fatti che riempiono la cronaca e dalle informazioni che recepiamo a livello anche locale, possiamo dire che si tratta di una coscienza smarrita, che è all’origine della gravissima crisi in cui versano la famiglia e il diritto del fanciullo. Già la Gaudium et Spes, che fonda la dottrina sul matrimonio secondo la prospettiva personalistica (47c), a suo tempo ha posto in evidenza i pericoli incombenti sulla famiglia. A questo importante documento del Concilio hanno fatto seguito quelli del magistero ordinario di Giovanni Paolo II e delle varie Conferenze Episcopali.

L'intenzione di fondare una unione coniugale a partire da un soggettivismo autoreferenziale, oppure da una emancipazione dalla Comunità ridotta a semplice testimone giuridico d'un fatto inteso come privato, rivela, tra gli altri, un vuoto etico che condiziona la qualità dell'agire: l'assenza di uno spazio adeguato concesso alle virtù, in modo speciale alle virtù della prudenza e dell’umiltà. Tale assenza “scardina” la communio generativa nel consenso coniugale, nel matrimonio e nella famiglia.

La responsabilità nell’eludere o nell’opporsi alle virtù è attribuibile alla persona in quanto «ente concreto nel quale si realizza la potenzialità propria della natura razionale in base alla quale la persona agisce coscientemente, così come attraverso la volontà». L’uomo è padrone dei suoi atti. Sulla persona in quanto tale, ricadono, in primis, le conseguenze etiche (ma anche psicologiche e fisiche) di tali atti; conseguenze che acquistano poi caratteristiche e gravità specifiche in base alla diversa collocazione d'ogni persona nella complessità delle relazioni familiari fratturate.


6. L’APPELLO ALLA COSCIENZA SMARRITA E IL RICHIAMO ALLE VIRTÙ

Perché la coscienza si smarrisce? La coscienza, non adeguatamente formata e non rinforzata costantemente con l'adesione alle virtù, in special modo l'umiltà, la prudenza e la giustizia, può perdere la limpidezza della conoscenza che l'aveva formata, smarrendo così il senso della verità e della libertà, il senso della legge che impegna la libertà. La coscienza, in altre parole, può deformarsi a causa di nuove ed equivoche elaborazioni ideologiche. A tutto questo può concorrere l'essersi disancorati da chi ha l'autorità di insegnare e guidare quale garante in materia di fede e di morale.

Volendo considerare le responsabilità etiche all'interno delle relazioni coniugali e generazionali, c'è da sottrarre all'ovvietà un atto etico che spesso precede e accompagna, rispettivamente, il formarsi del vincolo coniugale e del nucleo familiare nel divenire delle relazioni al loro interno; atto che costituisce il supporto etico fondativo essenziale: è la sincerità, pietra angolare di tutto l'edificarsi coniugale e famigliare, principalmente del momento conoscitivo del fidanzamento prima, della vita coniugale poi.

La sincerità è, cioè, quella virtù che consiste nella disposizione a essere veridici su se stessi, ossia a sembrare quello che si è. La sincerità ha qui un significato virtuoso, non obbligante in senso assoluto, né è una conditio sine qua non per il divenire della vita coniugale. Dove non c’è verità, non c’è l’originalità propria dell’identità della persona,, non c’è “carattere” ma “ruolo” per una funzione estrinseca all’identità morale. È negata la reciprocità e rafforzata la pretesa di un’autonomia egocentrica. L’esigenza della sincerità è fondativa di un libero e vero consenso, in particolar modo nel tempo del fidanzamento. Non si tratta di pretendere il rivelarsi reciproco dei propri peccati, ma di esplicitarsi sulla propria identità, mossi dall’umiltà e dalla giustizia.

Così la verità su se stessi taciuta o ridotta, e l'amore derivante da essa, sono di qualità speculari, corrispondenti alla qualità di un amore forgiato su ciò che verità non è, ossia sono ambedue menzogna. Il problema etico che si pone in partenza, dunque, è la predisposizione del singolo alla verità su di sé come giustizia, quale atto legato alle virtù dell'umiltà e della prudenza. Camminando nelle virtù cardinali della prudenza, della fortezza e della temperanza, che sono accessibili e condivisibili anche per i non credenti, si può ben scoprire che la non verbalità dell’”infante” impegna e richiede la responsabilità dell’adulto, che lo deve riconoscere soggetto di giustizia, assumendosi, di conseguenza, tutte le responsabilità di cura sul piano affettivo ed etico.

E il figlio, chiamato alla vita, di fatto è chiamato ad entrare, a partecipare e a godere nella e della comunione interpersonale generativa genitoriale con la sua libertà e identità, con - a suo tempo - una adulta responsabilità, la cui qualità certamente dipenderà dalla forma psicologica ed etica che gli è stata trasmessa e fatta acquisire e resa possibile dall'Amore e dalla qualità della relazione genitoriale attuale e futura. Il figlio pertanto risponderà all'amore con l'amore, con quello che avrà acquisito nella sua ontologica struttura affettiva ed etica, e nella forma peculiare della sua personalità.

Da quanto esposto risulta chiaro e si capiscono bene quali complessi fattori sono all’origine delle separazioni o delle inadempienze educative dei genitori, e quali gravi danni ne conseguano. Quando i coniugi entrano in conflitto, probabilmente non hanno chiara le conseguenze e la gravità delle loro decisioni, che possono condurre a una vera e propria malattia dello spirito. Quando i genitori si separano, determinano una frattura anche all’interno del proprio figlio, e la persona non cammina più nell’amore, nella verità, nella giustizia, nella libertà.

Occorre ricominciare dalle coscienze formate e illuminate dalle virtù della prudenza, della giustizia affidandosi all’insegnamento, al sostegno e alla guida della e nella Comunità. Si tratta di fare appello al cuore dell’uomo, alla sua coscienza in cui è inscritta la legge naturale: non “tu devi”, ma, in umiltà, perché nessuno può essere giudicato, chiedere di consegnarsi alla Comunità, il terzo, testimone che aiuta a recuperare le verità della persona e del legame, e propone la via delle virtù a chi ha smarrito il senso di se stesso, della famiglia e non sa riconoscere il valore della persona.

All’Io smarrito si propone la via del coraggio di domandare a se stesso e alla Comunità ecclesiale, come extrema ratio positiva, a motivo della strutturale fragilità, di poter aderire ad un percorso etico e di comunione; come «uomo che [ri]-incomincia la strada della sua verità non eludendo la propria miseria, ma offrendola allo sguardo rigeneratore del Cristo».
 

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  PER SAPERNE DI PIU'
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Familiaris Consortio, Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo II, 30 Dicembre 1988.
Donum Vitae,
Veritatis Splendor, lettera enciclica di Giovanni Paolo II circa alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa,6 Agosto 1993.
Evangelium Vitae,
Mulieris Dignitatem, Lettera apostolica sulla dignità e la vocazione della donna, 15 Agosto 1988.
Lettera alle Famiglie di Giovanni Paolo II, 2 febbraio 1994.
Discorso di Giovanni Paolo II ai prelati uditori, officiali e avvocati del Tribunale della Sacra Rota Romana, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2002, 28 Gennaio 2002.
Direttorio di pastorale familiare della CEI
[Si tratta di alcuni dei più autorevoli documenti del Magistero di Giovanni Paolo II e delle Conferenze Episcopali contenenti analisi di altissimo profilo antropologico, dottrinale e giuridico, dell'attuale situazione, molto importanti per un lavoro di protezione della persona-fanciullo].

DE HARO R. G., Matrimonio & Famiglia nei documenti del Magistero, Ed. ARES, Milano, 2000.
SCOLA ETTORE, Il mistero nuziale, 1.Uomo – Donna, PUL, Mursia, Roma, 1997.
SCOLA ETTORE, Il mistero nuziale, 2. Matrimonio – Famiglia, PUL, Mursia, Roma, 1998.
SCOLA ETTORE, Uomo –Donna. Il caso serio dell’amore, Marietti 1820, Genova-Milano, 2000.
[I primi due compongono una poderosa ed esaustiva opera, il terzo titolo corrisponde a un testo egualmente profondo, ma più sintetico e a carattere divulgativo].
CAFFARRA C., Viventi in Cristo, Jaca Book, Milano, 1981.
GUARDINI R., Persona e libertà. La Scuola, Brescia, 1987.
GIUSSANI L. Alla ricerca del volto umano. Contributo ad una antropologia, Jaca Book, Milano, 1984.
TAGLIAPIETRA A., Filosofia della bugia, Bruno Mondadori, Milano, 2001.
Tra i saggi di psicologia concernenti i fondamenti ontologici e psicosociali dei legami e delle relazioni familiari e i rischi connessi a separazione e divorzio:
CIGOLI V., La dimensione etica nell’azione familiare, in AMERIO P., Forme di solidarietà e linguaggi della politica, Bollati Boringhieri, Torino,1996.
CIGOLI V., Intrecci familiari: realtà interiore e scenario relazionale, R. Cortina Ed., Milano, 1997.
SCABINI E., CIGOLI V., Il famigliare. Legami, simboli e transizioni, R. Cortina Ed., Milano, 2000.
SCABINI E., ROSSI G., Dono e perdono nelle relazioni familiari e sociali, Vita e Pensiero, Milano, 2000.
CIGOLI V., Psicologia della separazione e del divorzio,Il Mulino, Bologna, 1998.
BOLLEA G., Le madri non sbagliano mai, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1992.
[contiene, in appendice, un profondo e significativo saggio dello stesso Autore I rischi della separazione familiare. Separazione o divorzio “imperfetti” o “quasi perfetti”] [www.minori.it].
.MONTECCHI F., Le separazioni coniugali conflittuali come spazio per l’abuso dei figli, relazione per il Convegno “Bambini a metà”- La tutela dei figli nelle separazioni e nei divorzi,Roma, 26 maezo 1999. [www.minori.it].

Circa i diritti dei bambini e sulle problematiche dell’infanzia negata:
LORENZINI S., Bambini, i diritti, le vite. Dalla Convenzione sui diritti del fanciullo a concreti percorsi di crescita, in “Infanzia”, 3, marzo 2003.
NOVARA D., BOCCALINI L., Tutti i grandi sono stati bambini: per un uso educativo della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2000.
ANGELINI G., Il figlio, Vita e Pensiero, Milano, 1994.
RESTA E., L’infanzia ferita, Laterza, Bari, 1998.
BINASCO M., Il contributo della recente psicoanalisi alla questione della coscienza del bambino, in “Anthropotes”, XVII, n.1, 2001.
FRABBONI F., La scomparsa dell’infanzia dagli schermi del Novecento, in “Infanzia”, 1-2, gennaio-febbraio 2003
BALES K., I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale, Feltrinelli, Milano, 2000.
FOTI C., BOSETTOC., MALTESE A., Il maltrattamento invisibile, Franco Angeli, Milano, 2000.
ROCCIA C., Riconoscere e ascoltare il trauma, Franco Angeli, Milano, 2001.
DUMESNIL F., Genitore responsabile, bambino equilibrato, San Paolo, Torino, 2000.
Per una sintesi di tutte le problematiche trattate:
DE PAOLIS A., “Le conseguenze etiche e psicologiche della frattura del vincolo nuziale nei coniugi e nei figli”, febbraio 2003. [ricerca originale secondo una duplice prospettiva, contenutistica e metodologica, etica e psicologica, in cui si integrano in modo non estrinseco rispettivamente la prospettiva propria dell'Antropologia adeguata al disegno di Dio su persona, matrimonio e famiglia, alla luce del Magistero di Giovanni Paolo II, e la prospettiva simbolico- relazionale, frutto dei più recenti e accreditati studi di psicologia, che hanno come punto di riferimento il lavoro interdisciplinare attuato del Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’'Università Cattolica di Milano. Contiene una bibliografia esaustiva , sia per gli aspetti più propriamente etico-teologici, che per quelli psicologico-sociali]
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