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Atti dei convegni

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 QUALE  SITUAZIONE?
 QUALE PREVENZIONE?

Presentazione
di Maria Porticelli

Piero Cenci
Procuratore, Tribunale
per i Minori di Perugia

Francesca Barone
Docente di Bioetica

Don Antonio De Paolis
Sacerdote


 

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 ALCUNE RISPOSTE

Presentazione
di Maria Porticelli

Mons. Carlo Rocchetta
Fondatore Centro
"Casa della Tenerezza"

Lia Trancanelli
Madre affidataria


 

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INFANZIA A RISCHIO IN FAMIGLIE SMARRITE:
QUALE SITUAZIONE? QUALE PREVENZIONE?

PIERO CENCI
Procuratore presso il Tribunale per i Minori di Perugia

La relazione del giudice Cenci è stata finalizzata a descrivere la situazione generale che vede famiglie e bambini coinvolti in situazioni di disagio per le quali è richiesto un intervento della giustizia. La risposta giudiziaria può assumere forme diverse, ma, in base alla propria vasta esperienza, il relatore sottolinea come questa risposta sia caratterizzata da un sostanziale fallimento per quanto riguarda la tutela del soggetto debole.


1. IL GIUDICE E I MINORI

Il Giudice tutelare, presso ogni Tribunale soprintende alle tutele (344cod. civ.); il tutore ha la cura della persona del minore (357 cod. civ.): in pratica si fa solo tutela patrimoniale. Il Giudice delle separazioni e dei divorzi è l’organo giudiziario ad oggi più impegnato: presso il Tribunale di Perugia: la media delle comparizioni dei coniugi è di trenta alla settimana (sei per cinque giorni). Nell’ultimo anno le separazioni in Umbria sono state 1409. Il dato quantitativo, già di per sé preoccupante, è reso più grave dalla constatazione che, nelle separazioni e nei divorzi consensuali, invece di essere in presenza di accordi meditati tra i coniugi con particolare attenzione alla tutela dei figli, si assiste, invece, a una banalizzazione e “privatizzazione” delle cause del dissidio e degli accordi relativi alla prole.

Mentre nei primi tempi di applicazione della legge sul divorzio le coppie manifestavano un certo disagio nel ricorrere all’istituto della separazione, oggi tale via viene percorsa come diritto individuale dell’uno o dell’altro coniuge. Anche gli accordi circa l’affidamento dei figli, quando non sono occasioni di ricatto, vedono spesso il coniuge non affidatario più propenso a rispettare gli impegni di tipo economico più che a garantire una presenza educante accanto al figlio. Ne consegue che le separazioni consensuali, che sono sempre più numerose, lungi dal costituire occasione per una riduzione del disagio per i figli, costituiscono un grave pericolo, perché occultano un sostanziale disinteresse nei confronti della prole e diventano l’alibi per la latitanza della figura paterna e per una sostanziale irresponsabilità dei genitori nei confronti dei figli.

Le sentenze, mentre definiscono dettagliatamente la suddivisione dei “beni”, per quanto riguarda i figli si concludono, in genere, con due righe standard, con la formula: “il figlio è affidato alla madre”. Tale situazione nasconde i veri problemi e i fattori di rischio sia per i figli che per il padre, che tende a essere espropriato del proprio ruolo, poiché la giurisprudenza solo eccezionalmente prende nella dovuta considerazione ciò che sempre più viene riconosciuto a livello di studi e ricerche, ma che, salvo importanti eccezioni, non è ancora entrato nella prassi: il riconoscimento che la presenza della figura paterna è elemento fondamentale e necessario per la crescita personale del figlio, equilibrata e autonoma.


2. SEGNALAZIONE DI SITUAZIONI DI DISAGIO DEI MINORI

La Procura per i minori di Perugia riceve circa 1000 segnalazioni di situazioni di disagio minorile all’anno, con una casistica che comprende differenti forme, fino a giungere al reato. Non tutte le manifestazioni di disagio sono da ascrivere alla categoria del reato: per esempio, una fuga da casa o una violenta lite in famiglia non costituiscono reato, ma sono indice di sofferenza e di rischio per la crescita equilibrata e consapevolmente responsabile dei figli. È invece un dato di fatto confermato dall’esperienza quotidiana che là dove un minore ha commesso un reato, si è in presenza di una storia personale segnata da situazioni di disagio familiare.

In ogni caso la regola è che ogni condotta inadeguata del genitore, che sia di pregiudizio per il minore, debba essere segnalata per attivare un intervento del Giudice specializzato. Quando la Procura riceve segnalazioni di reati commessi da minori, a questo punto il danno è già stato fatto: occorre quindi spostare l’attenzione sulla prevenzione, che chiama direttamente in causa relazioni famigliari inadeguate, in cui è stato smarrito il senso e il valore educativo dell’essere famiglia o la famiglia stessa si è frantumata e si è persa.


3. TIPOLOGIA DI CONDOTTE FAMILIARI INADEGUATE

La tipologia delle condotte inadeguate che vengono portate all’attenzione della procura per i minori di Perugia, pur nella complessità e originalità di ciascuna situazione, può essere ricondotta a tre categorie di genitori a rischio.
a) Genitori sempre più irresponsabili e immaturi, sia all’interno di famiglie “normalmente unite” che di famiglie con genitori separati e i figli in affidamento a uno dei due coniugi. In quest’ultimo caso i comportamenti più frequentemente denunciati e fonte di disagio per i minori sono la latitanza del coniuge non affidatario oppure l’invischiamento del genitore affidatario (soprattutto le madri) in una serie di relazioni extraconiugali.

b) Genitori tossicodipendenti, da cui si originano due fonti particolarmente gravi di disagio:
la prima è la nascita di figli già in crisi di astinenza al momento del parto, con le conseguenze relative sul piano delle cure mediche e dell’assistenza psicologica necessarie; l’altra va individuata nel fatto che, spesso, si è in presenza di madri nubili e di figli vittime di concepimenti occasionali, per lo più in seguito a rapporti “per pagare la dose” allo spacciatore. In tali situazioni diventa problematico anche il ricorso alla figura dei nonni materni, poiché è problema delicato l’eventuale affidamento di un bambino a persone che, come genitori, sono stati a loro volta inadeguati. Sovente viene presa la decisione di inviare in Comunità di recupero madre e bambino, ma il procuratore Cenci esprime la propria non condivisione per tale scelta, che costringe il bambino a crescere e vivere per anni in un ambiente artefatto e di per sé non esente da rischi.

c) Genitori appartenenti a etnie o a sette che hanno comportamenti e abitudini culturali fonte di rischio per i figli. Rientrano in questa tipologia gruppi molto eterogenei, dai Testimoni di Geova ai nomadi, agli immigrati nordafricani. I Testimoni di Geova, per esempio, coinvolgono i propri figli in maniera molto pesante, estraniandoli dal contesto socioculturale di vita, fino a negare il diritto alla salute quando le cure collidono con i principi che regolano tale gruppo. Per quanto riguarda i nomadi, il fenomeno dell’accattonaggio con bambini ancora in fasce è un dato di realtà drammatico, così come l’avvio a compiere furti dei bambini più grandicelli; quest’ultimo aspetto si registra anche tra gli extracomunitari. I nordafricani, inoltre, utilizzano i minori anche per lo spaccio di droghe.


4. TIPOLOGIA DEGLI INTERVENTI DEL TRIBUNALE PER I MINORI

La tipologia degli interventi del Tribunale per i minori è articolata. Si va dalle semplici prescrizioni ai genitori di comportamenti atti a evitare il disagio, all’intervento “coatto” dei Servizi, che può condurre al collocamento eterofamiliare del minore (per esempio con un affido temporaneo), o all’allontanamento irreversibile del minore dall’ambiente familiare patogeno. Nei casi con rilevanza penale il minore può essere rinchiuso in carcere.

Nei casi di minori avviati al furto e allo spaccio, la scelta del carcere, sottolinea amaramente il relatore, può avere una valenza positiva: in questi casi l’ambiente del carcere minorile, in cui sono presenti educatori, in genere Salesiani, può essere luogo più idoneo, rispetto alla famiglia, per veicolare modelli di comportamento corretti e positivi. Un’ultima tipologia di situazioni a rischio per i bambini è indicata nelle violenze sessuali, intra o extra familiari. Su cento denunce pervenute al Tribunale per i minori, il 70% riguarda violenze extrafamiliari. raramente giungono denunce di violenze intra familiari, che, rimanendo occulte, risultano ancor più orrende e devastanti.

In conclusione il relatore ribadisce come si debba prestare una grande attenzione agli interventi preventivi civili nei confronti delle famiglie “inadeguate”, poiché l’esperienza documenta come lo stragrande numero dei minori che delinque provenga da un pesante vissuto di situazioni di disagio familiare, tale da rientrare ancora nel solo Codice civile (rarissimi sono i minori che delinquono occasionalmente), che non è stato adeguatamente valutato è “curato”.
 

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  PER SAPERNE DI PIU'
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

QUADERNI DEL CENTRO PER L’INFANZIA E L’ETÀ EVOLUTIVA, REGIONE DELL’UMBRIA, Infanzia in Umbria. Dati e analisi sulla condizione delle bambine e dei bambini, Guerra edizioni, Perugia 2001.
[Il Centro è inserito nella rete degli Osservatori regionali per l’infanzia e l’adolescenza promossa dalla legge 451/97 Turco-Napolitano, che ha istituito anche l’Osservatorio nazionale “degli Innocenti”di Firenze. In questo primo quaderno sono presentate e analizzate una serie di tabelle statistiche [di cui alcune sono riportate a parte] da cui emerge il quadro delle condizioni dei minori in Umbria, dalle situazioni di disagio e marginalità, abuso e maltrattamenti, ai provvedimenti del giudice tutelare, dalla descrizione della quotidianità fino ai minorenni condannati sul piano penale, alle strutture residenziali per i minori in Umbria].

QUADERNI DEL CENTRO NAZIONALE DI DOCUMENTAZIONE E ANALISI PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA, Istituto degli Innocenti, Firenze: [disponibili anche sul sito www.minori.it].
n. 4, Figli di famiglie separate e ricostituite, luglio 1998.
n. 13, Indicatori europei dell’infanzia e dell’adolescenza,Gennaio 2000.
n.16, Adozioni internazionali,Maggio 2000.
n. 17, I numeri italiani. Infanzia e adolescenza in cifre, dicembre 2000;
n. 19, Le violenze sessuali sui bambini,febbraio 2001.
n. 22, I numeri europei, giugno 2002.
n. 24, I bambini e gli adolescenti in affidamento familiare, agosto 2002
n. 25, Dati sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, Luglio 2002
[Il Quaderno si sviluppa in venti capitoli tematici che riguardano i diversi indicatori dei fenomeni sociali che caratterizzano i minori ( per es. popolazione, adozioni, violenze, istruzione…), ed è completato da un commento analitico ai dati che consente una lettura esaustiva dei fenomeni che riguardano l’infanzia e l’adolescenza in Italia].

“Cittadini in crescita”, Rivista di documentazione del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza, Firenze, Istituto degli Innocenti
anno I, n.1, 2000: Fattori di rischio e di protezione per i figli dei separati.
[Rivista trimestrale “per la conoscenza e l’aggiornamento su problematiche emergenti e su iniziative nazionali e internazionali attuate dalle istituzioni e dal privato sociale nell’ambito di infanzia, adolescenza e famiglia. Comprende contributi di analisi e proposte, resoconti sintetici di iniziative, attività e dibattiti intrapresi e sviluppati a livello internazionale e locale, e propone alcuni documenti ritenuti particolarmente significativi.”].

QUADERNI DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIUDICI PER I MINORENNI, I figli contesi. L’affidamento dei minori nella procedura di separazione, a cura di SARACENO C., PRADI M., Milano, Unicopli, 1991.

BRUNO M., THOMAS R., Provvedimenti a tutela dei minori, Giuffrè, Roma, 1998.
MALAGOLI TOGLIATTI M., MONTINARI G., (a cura di), Famiglie divise. I diversi percorsi fra giudici, consulenti e terapeuti, Franco Angeli , Milano,1999.
QUILICI M., Separazione e affidamento: paternità negata?, in ANDOLFI M., Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico-relazionale, Franco Angeli, Milano,2001.
TIBERIO A., CERICOLA A, Vi dichiaro separati. Separazione, divorzio e mediazione, Franco Angeli , Milano,1999.


ALCUNI DATI STATISTICI

Dati ISTAT su separazioni e divorzi , già presenti nel nostro sito.
Dati tratti da QUADERNI DEL CENTRO PER L’INFANZIA E L’ETÀ EVOLUTIVA, REGIONE DELL’UMBRIA, Infanzia in Umbria. Dati e analisi sulla condizione delle bambine e dei bambini, Guerra edizioni, Perugia 2001. [la numerazione delle tabelle è rimasta quella del testo utilizzato come fonte]:
Tab.2: Minori per sesso, per Comune e per Provincia in Umbria: valori assoluti
Tab.92: Suicidi accertati da Polizia e Carabinieri per classi di età e sesso per regione e per ripartizione territoriale (valori percentuali).
Tab.93: Tentativi di suicidio accertati da Polizia e Carabinieri per classi di età e sesso per regione e per ripartizione territoriale (valori percentuali).
Tab.98: Interruzioni volontarie della gravidanza per regione di residenza. Anno 1996. (valori assoluti).
Tab.110: Minorenni condannati secondo alcuni caratteri negli anni 1992-96. (dati nazionali, valori assoluti).
Tab.111: Minorenni condannati secondo alcuni caratteri negli anni 1992-96. (dati nazionali, valori percentuali)
Tab.112: Persone denunciate per cui l’Autorità giudiziaria ha iniziato l’azione penale, per tipo di delitto. Anno 1996.
Tab.115: Movimento dei procedimenti in materia civile di competenza dei Tribunali per minorenni, per tipo di procedimento. Anno 1996. Distretto di Corte di appello di Perugia.
Tab.116: Provvedimenti del Giudice tutelare per tipo: anno 1996. Distretto di Corte di appello di Perugia. Pretura.

LE TABELLE

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