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Atti dei convegni

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 QUALE  SITUAZIONE?
 QUALE PREVENZIONE?

Presentazione
di Maria Porticelli

Piero Cenci
Procuratore, Tribunale
per i Minori di Perugia

Francesca Barone
Docente di Bioetica

Don Antonio De Paolis
Sacerdote


 

 INFANZIA A RISCHIO
 IN FAMIGLIE SMARRITE:
 ALCUNE RISPOSTE

Presentazione
di Maria Porticelli

Mons. Carlo Rocchetta
Fondatore Centro
"Casa della Tenerezza"

Lia Trancanelli
Madre affidataria


 

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INFANZIA A RISCHIO IN FAMIGLIE SMARRITE:
QUALE SITUAZIONE? QUALE PREVENZIONE?

FRANCESCA BARONE
Docente di Bioetica, mediatore familiare, responsabile del Consultorio
familiare diocesano "La dimora" di Perugia

L’intervento della dottoressa Barone ha descritto la complessità e peculiarità delle relazioni familiari, fondative dell’identità psicofisica del “figlio”, ma anche fonte di gravi distorsioni evolutive, fino a giungere anche alla patologia, quando l’unità familiare si spezza o quando i genitori non sono in grado si adempiere alla propria funzione di cura e di educazione e la famiglia diventa luogo di disagio per i bambini, mettendone a rischio l’equilibrato sviluppo personale. Un aiuto alle famiglie che soffrono può venire dalla Comunità, che offre una serie di interventi, che dovrebbero integrarsi in rete, a livello giudiziario, psicoterapeutico, socioassistenziale. Tra le forme più nuove si segnala la mediazione familiare, finalizzata a gestire i conflitti e a ristabilire relazioni costruttive e condivise tra i coniugi separati, soprattutto per tutelare i figli.


1. LA FAMIGLIA, UNITÀ DINAMICA E PECULIARE, E LE SUE FORME DI SOFFERENZA

L’intervento si apre con una precisazione: la famiglia è una unità dinamica, caratterizzata da legami e relazioni peculiari –coniugali, genitoriale, parentali- che evolvono nell’arco del suo “ciclo vitale”. Il disagio peggiore, sottolinea la relatrice, sorretta anche dalla propria esperienza di mediatrice familiare, è quello invisibile delle famiglie apparentemente “normali”, in cui i conflitti sono striscianti, le separazioni non sono formalizzate, i lutti non sono elaborati, gli affetti non sono evoluti: è questo il plafond per il non sviluppo dei figli.

Occorre distinguere tra sofferenze e conflitti conseguenti a eventi che fanno parte del normale e fisiologico ciclo di vita della famiglia e come tali sono vissuti, tanto da poter evolvere in fattore di crescita e di unione, e quei comportamenti, correlati a smarrimento del senso dell’essere famiglia e dei valori su cui quotidianamente costruirla, che portano a decadimento e confusione di ruoli e di funzioni coniugali e genitoriali, con conseguente smarrimento per i figli, che necessitano di punti di riferimento etico-affettivi sicuri e fondati sulla verità.

Le forme di sofferenza familiare di cui si parla pregiudicano il corretto divenire personale e comunitario. Conflitti insanabili tra coniugi, tra genitori e figli, separazioni e divorzi (sia emotivo-affettivi sia concreti), indipendentemente dai modi temporali e dalle cause che li producono, sono fattori di possibile annichilimento e disequilibrio personale e familiare, giacchè sconvolgono il progetto di vita elaborato e perseguito. Lo stato di profonda sofferenza impedisce ai componenti della famiglia di situarsi correttamente nel tempo e nello spazio domestici. Si assiste spesso a forme di apatia comportamentale con membri che, trascinandosi stancamente nel tran tran giornaliero, alternano disperazione ed estraneità verso fatti ed avvenimenti, indifferenza e timore nei confronti dell’esistenza.

Lo stato di profonda sofferenza impedisce alla famiglia di svilupparsi correttamente, di avere relazioni corrette: il presente si svuota di significati, il passato diventa fonte di rimpianto, il futuro si tinge d’ansia ed è fonte di paura di vivere. Manca il senso della propria storia, manca il progetto sul futuro. I vari livelli di sofferenza, quale che sia l’intensità, si mostrano sotto forma di disagio relazionale. Le singole personalità e la famiglia intera perdono il senso della propria storia, le coordinate valoriali del loro divenire risultano incapaci di ordinare nuovi schemi di dialogo.


2. I BISOGNI EVOLUTIVI DEI FIGLI DISATTESI DA CONFLITTUALITÀ E SEPARAZIONI FAMILIARI

Il primo diritto del bambino, e la prima funzione della famiglia, sono relativi al senso di appartenenza:il bambino deve imparare, e i genitori devono trasmettere, che egli “appartiene” a un padre e a una madre, che sono rispettivamente suo padre e sua madre, che lo rendono partecipe, come soggetto, all’universo degli uomini, che lo inseriscono in una discendenza e in una genealogia, di cui fanno parte i suoi nonni paterni e materni.

I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di punti di riferimento sicuri, di sentirsi amati e ascoltati, di ricevere cure che testimoniano una accettazione incondizionata che deve iniziare già prima della nascita. Ricerche su bambini disturbati hanno scoperto che le radici del disagio potevano essere ricondotte alla fase della gravidanza e alle prime fasi di vita del bambino: erano bambini fin da allora assenti dalla mente dei genitori, così come sono assenti dalla vita dei genitori che si separano, che non recepiscono i bisogni evolutivi e la sofferenza dei figli.

Se la figura genitoriale è carente, anche la costruzione del sé risulta deficitaria; può diventare patogena, fino a condurre alla morte. Quando i genitori non si impegnano correttamente nel loro ruolo, o vi sono deficit nella loro funzione genitoriale, accadono disfunzioni rilevanti nell’evoluzione del bambino, il quale subisce le conseguenze di una rottura precoce del legame, tanto più gravi quando si presentano nel periodo in cui si costituiscono i meccanismi di attaccamento.


3. I RISCHI PRODOTTI DALLE FAMIGLIE SPEZZATE O ALLARGATE

La tipologia delle conseguenze del frantumarsi della famiglia, fino a ridursi a relazione monogenitoriale, o, al contrario, il ricomporsi di frammenti di nuclei familiari in famiglie allargate, è stata oggetto di studi e ricerche specifiche. In sintesi si riconosce che le conseguenze, nei figli, ricadono nel campo della stima di sé, dello sviluppo cognitivo, della vita di relazione, perché il genitore che rimane solo (in genere la madre) , diventa iperprotettivo, oppure tende a impedire al figlio di parlare della propria situazione, o lo utilizza come strumento nel conflitto con l’altro coniuge o come complice nelle trasgressioni ad alcune leggi fondamentali.

Alcuni tipi di comportamento di genitori, come l’appropriazione del bambino, l’investimento esclusivamente narcisistico del genitore, o il suo decadere nell’abulia, hanno un’influenza deplorevole sulla psiche del bambino. Un altro tipo di rischio viene dalle cosiddette famiglie allargate, in cui i bambini vivono e subiscono la confusione dei ruoli e delle funzioni. Si tratta di errori che il bambino porta con sé nell’età adulta, con il rischio di riprodurre, a propria volta, gli errori commessi dai suoi genitori. Il suo accesso alla genitorialità è condizionato in modo particolare dalla relazione coni propri genitori. Coloro che non vi accedono possono soffrire di una mancanza di un vero supporto per questa relazione, oppure di un riferimento scadente.

Con riferimento all’età del figlio al momento della separazione dei genitori, ricerche d’area statunitense (Università del Michigan) hanno evidenziato che, per i bambini fino a due anni e mezzo, gli effetti negativi si fanno sentire nel lungo periodo, con disturbi nell’adolescenza, anche non aggressivi, problemi scolastici e di strutturazione difficoltosa della personalità (per esempio, complesso d’Edipo non risolto); nei bambini da 3 a 6 anni si registra aggressività verso i genitori e verso fratelli o sorelle; dopo i 6 anni si segnalano il rifiuto della scuola e problemi scolastici.

La sociologa Eveline Sullerot, nei suoi studi sulla tendenza antisociale, cita numerose ricerche che hanno rilevato come il tasso di delinquenza tra i ragazzi figli di divorziati o figli di ragazze-madri fosse più del doppio di quello dei ragazzi dello stesso ambiente, ma con entrambi i genitori. All’origine della tendenza antisociale sta una personalità immatura e disturbata, caratterizzata da incapacità di anticipare gli avvenimenti, sottomissione alla pulsione (il soggetto si impossessa di ciò che piace immediatamente, senza rifletter), incapacità a inserirsi nel tessuto sociale attraverso un lavoro stabile, con frequenti casi di abbandono dopo pochi giorni, sottostima dell’atto delinquenziale, che assume un carattere ludico o rivendicativo, cattiva percezione della realtà, per cui il ragazzo che delinque ritiene che”tutto andrà bene”.


4. LA FUNZIONE DEL PADRE


L’importanza di un rapporto stretto fin dalla nascita vale anche per il padre, tanto che oggi si parla di psicologia fetale in cui è importante il ruolo del padre. Tutti gli studi scientifici sull’interazione triangolare bambino-madre-padre hanno evidenziato la necessità e l’originalità del ruolo paterno: padre e madre hanno due funzioni diverse, che devono integrarsi, mantenendo la propria specificità.. È quindi necessario che il padre compaia presto accanto al figlio, ma non al posto della madre, non per trasformarsi in un “mammo”. Nei casi di separazione precoce, un rischio eventuale è proprio quello del “padre materno”, che vive la genitorialità come una madre superprotettiva che cerca di eliminare rischi e contatti per il bambino.


5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE. LA MEDIAZIONE FAMILIARE

Se le relazioni tra genitori e figli adolescenti sono già difficili nella “normalità”, diventano ancor più complesse e difficoltose nelle famiglie smarrite, in quelle situazioni critiche rappresentate da genitori separati, i quali sono, per la maggior parte dei casi, portatori di aspettative contraddittorie , che diventano ulteriori fattori di rischio per l’equilibrio psicologico dei figli adolescenti,i quali, già di per sé combattuti tra bisogno di dipendenza e bisogno di autonomia, si trovano anche presi in mezzo tra i conflitti e le rivendicazioni dei genitori separati.

Su tali motivi si innesta il richiamo all’educazione per superare lo stato di precarietà, per far recuperare fiducia e speranza, per ricostruire un’immagine positiva della relazione familiare e del sé personale. Si scopre, così, il ruolo della Comunità per sostenere, nella loro specifica funzione educativa, le famiglie sofferenti e smarrite, con interventi differenziati, fino a forme istituzionali di aiuto a gestire la separazione stessa, senza negare il valore dei legami, in particolare quello genitoriale.

Occorre fare qualcosa, che non può non passare attraverso la riscoperta della Comunità, scuola, parrocchia, oratorio, servizi sociali, come fonte di sostegno e luogo di intervento concreto, rivolto non solo ai genitori, ma anche ai bambini e agli adolescenti: Per esempio, sarebbe necessario poter entrare nelle scuole per studiare l’apatia affettiva dei giovani e intervenire con una educazione all’affettività adeguata, che possa curare le ferite inferte dalla famiglia smarrita.

Per le famiglie in crisi, accanto al ricorso alla giustizia dei tribunali, che, come ha autorevolmente affermato il procuratore Cenci, per lo più si limita a gestire la separazione nei suoi aspetti patrimoniali, in questi ultimi anni è andata affermandosi la “mediazione familiare” come strumento per la composizione dei conflitti familiari tenendo conto dei bisogni di ciascun membro della famiglia e più in particolare dei figli (art. 3 del Codice deontologico della mediazione familiare ).

La mediazione familiare, su richiesta dei soggetti, è rivolta a coloro che stanno separandosi o sono già separati, ed è finalizzata a recuperare il legame genitoriale per la salvaguardia dei figlio, oppure, in assenza de figli, per gestire il conflitto coniugale e recuperare relazioni accettabili. È finalizzata a far abbassare il livello del conflitto, promuovere la comunicazione tra i coniugi in contrasto e renderli protagonisti, in prima persona, delle scelte relative alla composizione dei dissidi e alla tutela dei figli.

Nella situazione attuale, che registra non solo l’aumento delle separazioni e dei divorzi, ma soprattutto un aumento della conflittualità che giunge anche a forme di omicidio e suicidio [cfr. dati Eurispes nei quotidiani dell’1 giugno], la mediazione familiare diventa sempre più una necessità: soprattutto, è necessaria una mediazione familiare di orientamento cattolico, che ha come fulcro il rispetto della persona e la salvaguardia di relazioni “generative” di contro a quelle “degenerative” prodotte dai conflitti. Il personalismo cristiano e le scienze psicologiche oggi si trovano singolarmente in consonanza nel richiedere e promuovere il rispetto della persona nella sua totalità e unicità. Ciò è, a un tempo, la conferma che quando si è nella verità le cose coincidono, e la condanna di tante falsità che diventano pseudoscienza e poi ideologia.

La mediazione familiare di ispirazione cristiana ha, dunque, notevoli e fondamentali spazi per orientare le coscienze a instaurare relazioni positive con l’altro, sia esso il figlio, il coniuge, il genitore, ma deve trovare una corretta e adeguata rispondenza valoriale “preventiva” in una Pastorale articolata, che non si limita ai Corsi per i fidanzati, ma si preoccupa della formazione di quanti operano con bambini e adolescenti (per esempio, i Catechisti, e il mondo della scuola in generale), e continua, poi, con una altrettanto coerente Pastorale per le famiglie.
 

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  PER SAPERNE DI PIU'
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

PONTIFICIA ACCADEMIA PRO VITA, Identità e statuto dell’embrione umano, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 1998
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DOLTO F., Quando i genitori si separano, Oscar Mondadori, Milano, 1991.
DOLTO F., Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo, Oscar Mondadori, Milano, 1992.
BATTAGLINI M. et alii, Codice della mediazione familiare, Milano, Giuffrè, 2001. [raccolta di norme con il commento della giurisprudenza]
MARZOTTO C., TELLESCHI R. (a cura di), Comporre il conflitto genitoriale. La mediazione familiare:metodi e strumenti. Unicopli, Milano, 1999
CANEVELLI F., LUCARDI M, La mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell’altro, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.


LA MEDIAZIONE FAMILIARE

La mediazione familiare, su richiesta dei soggetti, è rivolta a coloro che stanno separandosi o sono già separati, con lo scopo di recuperare il legame genitoriale per la salvaguardia del figlio, oppure, in assenza di figli, aiutare a gestire il conflitto coniugale e recuperare relazioni accettabili.
È finalizzata a far abbassare il livello del conflitto, promuovere la comunicazione tra i coniugi in contrasto e renderli protagonisti, in prima persona, delle scelte relative alla composizione dei dissidi e alla tutela dei figli.
La mediazione familiare non è una né una consulenza legale, né una consulenza coniugale, nè una terapia individuale o di coppia, ma una tecnica in cui competenze psicologiche e psicoterapeutiche sono messe al servizio della relazione tra le persone, tecnica che si sviluppa secondo diversi modelli correlati all’orientamento psicosociale degli operatori.
Prevede sedute con il Mediatore familiare (figura professionale di recente riconoscimento a livello europeo), di un’ora-un’ora e mezzo, da un minimo di tre a un massimo di 10-12, senza la presenza dei figli.
I differenti modelli di Mediazione familiare possono essere ricondotte a due grandi tipologie generali.
a). Il modello della mediazione globale, che può farsi carico anche di comporre il conflitto circa la divisione dei beni e delle cose, per far scoprire che il valore simbolico attribuito alle “cose” nasconde i veri motivi del conflitto o smaschera false separazioni “consensuali”, svelando la reciproca lotta per il potere dell’uno sull’altro coniuge (Per esempio, può far accettare che un nuovo compagno viva con la madre accanto al figlio, senza intaccare il potere di padre dell’ex coniuge).
b). Il modello di mediazione del solo conflitto, che si “limita” a far definire dai coniugi un calendario condiviso per gli orari di visita ai figli, per le festività , le vacanze, l’istruzione, ecc. .
La situazione attuale vede non solo l’aumento delle separazioni e dei divorzi, ma soprattutto vede l’aumento della conflittualità. Questo accade anche perché gli avvocati e i giudici firmano separazioni “consensuali” che sono tali solo in apparenza, perché c’è sempre una parte perdente, che poi cerca rivalse o soccorso.
Il Mediatore familiare deve, quindi, avere un franco rapporto con gli avvocati per poter portare a buon fine il proprio compito.
La mediazione familiare diventa sempre più una necessità; soprattutto, è necessaria una mediazione familiare di orientamento cattolico, che ha come fulcro il rispetto della persona e la salvaguardia di relazioni “generative” di contro a quelle “degenerative” prodotte dai conflitti.
Il personalismo cristiano e le scienze psicologiche oggi si trovano singolarmente in consonanza nel richiedere e promuovere il rispetto della persona nella sua totalità e unicità. Ciò è, a un tempo, la conferma che quando si è nella verità le cose coincidono, e la condanna di tante falsità che diventano pseudoscienza e poi ideologia.


DALLA CRONACA

Titoli dei quotidiani di domenica 1 giugno 2003, a commento dei dati dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Eurispes- Associazione Ex [coniugi], relativi al periodo gennaio-aprile 2003:
1 omicidio ogni 2 giorni nelle coppie o nelle famiglie italiane.
49omicidi, 62 vittime, 5 tentati omicidi.
34 delitti maturati nell’ambito di coppia, 16 quelli attinenti alla sfera familiare e parentale, 4 gli infanticidi.
18 omicidi su 34 si verificano nell’ambito coniugale.
Gli autori dei delitti di coppia: 30 uomini, (età 31-51 anni), 12 gli omicidi-suicidi. 4 donne (età 31-41 anni).

Da “la Repubblica” [cinque mezze colonne a p.22; testo su mezza colonna più tre spezzoni, illustrato da una foto del delitto di Milano, con agenti che stendono il telo per trasportare i cadaveri]:
Bilancio Eurispes: le vittime, spesso donne in condizioni economiche precarie. Il killer: maschio fra i 30 e i 50 anni.
L’assassino è dentro casa. Tre omicidi a settimana, aumentano i delitti di coppia.
Gli esperti: “dall’esame dei numeri il matrimonio sembra il tipo di relazione più esposta al delitto.
Milano, due i mariti-killer solo negli ultimi tre giorni.

Dal “Corriere dell’Umbria” [titolo a sei colonne, testo per metà di pagina 7, con tabella riassuntiva dei dati illustrata da una pistola].
Indagine dell’osservatorio Eurispes-Associazione Ex su quarantanove casi di omicidio.
Il conflitto di coppia istiga al delitto. Matrimonio: tipo di relazione più esposta al fatto di sangue.

Da “La Nazione” [due intere pagine, pp. 2 e 3]
Primo piano: l’inchiesta. Il dossier: i delitti di coppia, gli assassini, le vittime. (tabelle) gli omicidi per regione. Specchietti riassuntivi delle cifre e degli 8 delitti avvenuti in maggio.
Pagina 2:
Il Criminologo/ Parla Francesco Bruno. “Coniugi troppo violenti? Aiutiamoli a divorziare”
[titolo a quattro colonne a centro pagina, corredato dalla foto a figura intera del noto criminologo].
Il commento.Quei drammi si potrebbero prevenire. di Maria Rita Parsi,
[cinque colonne fondo pagina , con fototessera della nota psicologa].
Pagina 3:
Eurispes/ Ogni due giorni un “delitto domestico”. “Amore mio t’ammazzo”.
Il killer abita in famiglia.
La furia omicida colpisce tra i coniugi più che tra i separati, i divorziati o i conviventi.
Nella maggioranza dei casi è l’uomo a uccidere sia la moglie che altri componenti della famiglia
I ricercatori: “Tragedie che minano la società”.
[a tutta pagina].

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